Guerra non finita
Così Medvedev ha sbagliato la svolta strategica nel Caucaso
Le due esplosioni di ieri nella metropolitana di Mosca sono un grosso problema per il presidente russo, Dmitri Medvedev, e per il suo potente premier, Vladimir Putin. Arrivano dopo la vittoria rachitica alle elezioni amministrative e le proteste contro il governo scoppiate – e soppresse – nella capitale dieci giorni fa. I servizi segreti seguono la pista che porta in Cecenia e non potrebbe essere diverso: i ribelli islamici hanno già colpito in questa maniera e nessun altro gruppo pare in grado di arrivare al cuore del potere russo con la stessa follia e potenza.
17 AGO 20

I problemi non riguardano soltanto la Cecenia: il fronte della guerriglia islamica comprende tutta la regione, dalla Circassia al Daghestan, i ribelli sono diventati forti e sicuri quanto basta per colpire il presidente ingusceto e la caserma più importante di questa piccola Repubblica. Un paio di mesi fa, Medvedev ha affidato la guida del Caucaso a un nuovo governatore, Alexandr Khloponin. Un industriale con una grande esperienza nel mondo delle materie prime, ma forse la persona meno indicata per affrontare i terroristi di Umarov.
Non è lui, tuttavia, il problema. L’attacco alla metropolitana di Mosca è il nuovo fallimento dei servizi segreti. I terroristi hanno colpito nel loro cortile di casa, alla stazione della Lubianka, la vecchia centrale del Kgb. E’ il secondo grande attentato sul territorio russo nel giro di pochi mesi. Alla fine di novembre, una bomba ha fatto deragliare il Levski Express, un treno veloce che collega Mosca a Pietroburgo, uccidendo 40 persone. Le indagini sono terminate poche settimane fa, quando le forze speciali hanno catturato (morto) un certo Sayyed Buryatsky dopo una lunga battaglia al bordo tra la Cecenia e l’Ossezia del Nord. Per gli investigatori, Buryatsky era la mente dell’attacco al treno: i giornali lo hanno chiamato “Bin Laden russo”, un’etichetta lusinghiera per un fanatico trentenne noto più per le prediche, che per l’abilità con gli esplosivi. Altre operazioni militari potrebbero partire nelle prossime ore, ma gli analisti si chiedono se il Cremlino possa fare più di quanto fatto sinora. Da giorni l’esercito circonda i fortini dei ribelli nel Daghestan, eppure Mosca è finita sotto attacco.
I terroristi ceceni non seguono le scadenze della politica russa, quindi nessuno si meraviglia se hanno colpito ora anziché due settimane fa, quando milioni di cittadini erano alle urne per le amministrative. Gli attentati ricordano spesso anniversari importanti per la guerriglia e ne sono caduti almeno due negli ultimi dieci giorni: il 21 marzo del 2009 l’esercito ha portato a termine una operazione antiterrorismo nel Daghestan, che è costata la vita a 21 persone. Il 26 marzo del 2000 Vladimir Putin è stato eletto per la prima volta presidente della Federazione russa. Oggi ha pochi motivi per celebrare la ricorrenza.
Non è lui, tuttavia, il problema. L’attacco alla metropolitana di Mosca è il nuovo fallimento dei servizi segreti. I terroristi hanno colpito nel loro cortile di casa, alla stazione della Lubianka, la vecchia centrale del Kgb. E’ il secondo grande attentato sul territorio russo nel giro di pochi mesi. Alla fine di novembre, una bomba ha fatto deragliare il Levski Express, un treno veloce che collega Mosca a Pietroburgo, uccidendo 40 persone. Le indagini sono terminate poche settimane fa, quando le forze speciali hanno catturato (morto) un certo Sayyed Buryatsky dopo una lunga battaglia al bordo tra la Cecenia e l’Ossezia del Nord. Per gli investigatori, Buryatsky era la mente dell’attacco al treno: i giornali lo hanno chiamato “Bin Laden russo”, un’etichetta lusinghiera per un fanatico trentenne noto più per le prediche, che per l’abilità con gli esplosivi. Altre operazioni militari potrebbero partire nelle prossime ore, ma gli analisti si chiedono se il Cremlino possa fare più di quanto fatto sinora. Da giorni l’esercito circonda i fortini dei ribelli nel Daghestan, eppure Mosca è finita sotto attacco.
I terroristi ceceni non seguono le scadenze della politica russa, quindi nessuno si meraviglia se hanno colpito ora anziché due settimane fa, quando milioni di cittadini erano alle urne per le amministrative. Gli attentati ricordano spesso anniversari importanti per la guerriglia e ne sono caduti almeno due negli ultimi dieci giorni: il 21 marzo del 2009 l’esercito ha portato a termine una operazione antiterrorismo nel Daghestan, che è costata la vita a 21 persone. Il 26 marzo del 2000 Vladimir Putin è stato eletto per la prima volta presidente della Federazione russa. Oggi ha pochi motivi per celebrare la ricorrenza.